Translate

10 novembre 2014

Sono mamma di un figlio maschio!


Inutile dirlo: la differenza c'è e si vede!
Essere mamma di un figlio maschio è, a mio parere e almeno fino ad ora, molto più semplice che essere madre di una figlia femmina!
A parte le diversità caratteriali che spesso esulano dal sesso, esistono differenze a livello di gestione che rendono, alle mamme di figli maschi, la vita meno complicata!
Prendiamo Puffo Edo. Quando ho saputo di essere in attesa del secondo figlio avrei voluto un'altra femminuccia: "Si farebbero più compagnia", "avrebbero più interessi in comune!" e "con Puffetta Gaia è andato tutto così bene che un'altra lei sarebbe perfetta!".
Beh, con il senno del poi, posso dire che la mia fortuna (anzi la nostra....perchè è stata una fortuna per tutta la famiglia!) è stata proprio quella di non bissare con il fiocco rosa!
Vogliamo iniziare a parlare della gelosia di Puffetta Gaia nei confronti del nuovo arrivo? Se nel nostro caso è stata dura da superare, nel caso in cui fosse nata "un'altra lei" il delirio sarebbe stato doppio. Avrebbero si dovuto condividere più giochi e più interessi (e questo lo consideravamo un bene!) ma sarebbe stato ancora più difficile far capire ad entrambe che la condivisione di oggetti e di spazi sarebbe stata una ricchezza!
Così, invece, decidono consapevolmente cosa condividere e quando condividere tempi e spazi e giochi. Lui ha i suoi interessi e lei ne ha altri e questo confronto li lascia liberi di decidere se e come accettare la condivisione.
Inoltre non esiste sovrapposizione di ruoli: lei è la sorella maggiore ed ha le esigenze che hanno "le piccole donne in crescita" e lui è il fratellino minore che nel suo ruolo ci sta a pennello!
Lei insegna e lui impara: se la giocano così! Ed è questo che crea un loro equilibrio che, seppure instabile, li ha aiutati nel percorso di costruzione di un legame di coesione.
Inoltre: sarà anche dovuto all'età della signorina, ma fatto sta che i suoi "isterismi" vengono spesso lasciati cadere nel vuoto da lui che, senza quasi considerarla, la lascia sfogare e poi la "recupera" in corsa.
Le problematiche a cui lei ci sottopone sono distanti anni luce da ciò che lui è e fa.
Puffo Edo è più lineare, più comprensibile, più diretto; Puffetta Gaia è più complicata, più contorta, più da interpretare.....è donna! In miniatura, ma è una donna a tutti gli effetti!
Lui lo si accontenta con poco e non si lamenta mai, lei ci chiede anche il sangue e.....di più!
La quadra con lui si trova sempre, con lei richiede tempo, discussioni, confronti continui.
Non c'è nulla da fare: il maschio si riesce a gestire meglio ed all'insegna della semplicità.
La femmina.....è femmina anche da bambina!



22 agosto 2014

Come crescere bambini (in)felici: tutto ciò che non si deve fare e che invece, a volte, si fa!

In genere sento le altre mamme che dispensano buoni consigli su come far crescere bambini felici, sarà per questo che io, sempre un po' controcorrente, voglio lasciare qui scritto, nero su bianco, cosa NON si dovrebbe fare (ed invece talvolta si fa!)  per non "ammazzare" l'equilibrio e lo stato di felicità che i bambini dovrebbero avere.



Andiamo per gradi:

1. DIRE SEMPRE SI.
Lo so che nei momenti critici, nel bel mezzo di un capriccio magari davanti ad altre persone che ti guardano dall'alto verso il basso, verrebbe più facile cedere e dire SI, VA BENE, OK.....hai vinto tu! E so anche che talvolta sembra di mantenere una sorta di "pace" apparente assecondando le richieste dei figli senza contrariarli. E sono anche a conoscenza del fatto che dire un secco NO talvolta spezzi il cuore di chi lo impone e di chi lo subisce. Ma bisogna imparare a farlo, bisogna essere in grado di gestire le criticità della crescita dei nostri figli facendo loro assaporare anche il gusto amaro della negazione. Non è solo una questione educativa "del momento" ma anche e soprattutto una lezione di vita per il futuro. Di NO nella vita ne dovranno sopportare tanti ed è bene che lo sappiano fin da piccoli che ci sono NO che bisogna imparare ad accettare senza pensare che questo possa essere un trauma insuperabile!

2. RIEMPIRLI DI REGALI.
Loro ci provano. Basta una pubblicità un po' più coinvolgente che subito quel gioco, quello zaino, quel tatuaggio....diventano oggetto del loro desiderio, tanto da pensare di non poterne fare a meno per essere davvero soddisfatti ed appagati! Ma non è così. Non si può avere tutto ciò che si desidera e non è corretto pensare di poter arrivare ad essere felici attraverso il possesso di un oggetto materiale. Non vi è mai capitato di comprare ai vostri figli proprio quel gioco che desideravano tanto e di vederli entusiasti ed euforici solo per qualche giorno (se non addirittura per qualche ora!) per poi vedere quel gioco recluso in un cassetto e mai più considerato, sentendo già parlare del prossimo gioco ....."che ancora non ho"? Ebbene, questo è un segnale tangibile del fatto che, cercare di riempire i loro cuori riempiendo le loro mani di oggetti materiali, non voglia dire renderli davvero felici. Provate invece a farli gioire per qualcosa di meno tangibile ma di più profondo: del ritrovo di un'amica che non si vedeva da tempo, del bel giro in bicicletta che non si riusciva a fare da un po', dell'uscita inaspettata tutti insieme per andare a vedere l'ultimo Cartoon uscito nelle sale! Solo così impareranno a godere davvero di momenti belli e non di cose belle che poi lasciano il tempo che trovano.....

3. ESALTARLI TROPPO FACENDOLI SENTIRE PICCOLI GENI VIVENTI.
Conosco mamme i cui figli sono piccoli geni a scuola, sanno sempre gestire tutte le situazioni "da grandi" senza capricci e senza far fare brutte figure, sono i migliori in questo o quello sport, sanno parlare perfettamente 2 o 3 lingue, sono indipendenti e autonomi fin dall'età in cui tolgono per la prima volta il pannolino....a me queste mamme mettono tristezza! E figuriamoci i loro "poveri" figli! Va bene esaltare le loro qualità e cercare di mettere in luce i loro pregi affinchè acquistino sempre maggiore consapevolezza di valere e affinchè la loro autostima cresca di pari passo con la loro altezza, ma smettiamola di vomitare addosso a questi bambini quelle che sono le nostre aspettative (o le nostre frustrazioni) pretendendo da loro che diventino davvero piccoli geni viventi. Dar loro obiettivi troppo "alti" significa anche chieder loro sforzi troppo grossi e questo potrebbe davvero trasformarli in adulti in miniatura incapaci di accettare qualsiasi tipo di sconfitta!

4. ANTICIPARE DESIDERI CHE LORO ANCORA NON HANNO.
Questa è un errore che spesso fanno i nonni: anticipare qualsiasi tipo di desiderio dei loro nipotini che non fanno nemmeno in tempo ad aprire bocca e loro hanno già comprato quella cosa tanto ambita e magari anche qualcosa in più! Me ne accorgo con i miei figli: non sanno minimamente cosa voglia dire aspettare, attendere il momento giusto, l'occasione per ricevere proprio quel dono tanto desiderato. Per loro diventa tutto scontato, tutto dovuto....e questo impedisce loro di sviluppare il senso critico del "questo si può avere, quello no e quest'altro magari più avanti!". Il bello della conquista dove va a finire? Cosa significa per loro doversi meritare una cosa, un premio, una ricompensa?

5. DARE TROPPE REGOLE (CONFUSE ED IMPRECISE).
Va bene avere delle regole da rispettare, ma imporre un decalogo lex diventa una tortura familiare: si generano lotte continue per qualsiasi cosa e si respira sempre un clima di terrore e di pesantezza. Decidete quali sono per voi le regole fondamentali da rispettare, sceglietene 5 e condividetele con i vostri figli spiegando loro le ragioni per le quali "....su queste cose non si transige!". Le regole devono essere sempre chiare, poche e condivise: questo agevola voi genitori perchè vi mette " al riparo" da ingestibili scenate di capricci incontrollabili (....almeno in teoria dovrebbe essere così!) e aiuta i vostri figli a capire quando è il caso di intavolare una fase di trattativa e quando invece non si può giungere al compromesso ma bisogna accettare e rispettare il dictat.....senza discutere!

6. RACCONTARE BELLE BUGIE.
Mi è capitato spesso di sentire mamme che, anche per cose che ai miei occhi appaiono banali, raccontano ai figli un insieme di "belle bugie" che magari li riparino da piccole delusioni temporanee, ma soprattutto che tolgono dall'impaccio e dall'impiccio il genitore che dovrebbe dare spiegazioni, magari scomode, e che poi potrebbe trovarsi di fronte all'esigenza di gestire "la crisi" di sofferenza del figlio. Scegliere la strada della bella bugia è più facile ma non ripaga mai: prima o poi anche le brutte verità vengono a galla ed allora bisognerebbe recuperare situazioni ancora più ingarbugliate e difficili da districare. Forse perchè per me la regola della VERITA' SEMPRE E COMUNQUE vale non solo con i miei figli ma nella vita in generale, ma io sono convinta che con il passare del tempo questo mio modo di agire verrà assorbito anche da loro che avranno il coraggio di affrontare a tasta alta qualsiasi tipo di difficoltà senza fare come gli struzzi (....mettere la testa sotto la sabbia e far finta di non vedere il problema!).

7. PROTEGGERLI TROPPO DAL RESTO DEL MONDO.
Lasciamo che anche loro sbaglino! Hanno tutto il diritto di sbagliare e hanno il dovere di imparare a prendersi le proprie responsabilità! Ma se noi, mamme chiocce, cerchiamo di proteggerli e di difenderli sempre da tutto e da tutti per non vederli soffrire, come faranno poi, quando sarà naturale che da mamma e papà si stacchino, a difendersi dal mondo? Impariamo piuttosto ad asciugare le loro lacrime facendo sentire che possono contare su di noi se hanno bisogno, ma non mettiamoli al riparo dalla sofferenza perchè purtroppo fa parte della vita!

La mia lista "nera" finisce qui ma volendo potrei continuare a scrivere per ore.
Anche per me non è sempre facile riuscire a rispettare ciò che in realtà, razionalmente, so molto bene, ma la mia sfida di mamma è anche questa: cercare di crescere insieme a loro, magari sbagliando, ma sempre rialzandoci da qualsiasi caduta che si presenta, INSIEME......."nel bel mezzo del cammin di nostra vita!"      

21 agosto 2014

Mamma, lavoratrice full time e pendolare: si può davvero fare?


Questa è la mia faccia quando, ogni mattina, affronto (ebbene si, affronto!) il viaggio che mi separa dall'ufficio. Casa - ufficio è un viaggio, si, un viaggio! Ci metterei lo stesso tempo per arrivare al posto di mare più vicino o in collina, invece no, vado in ufficio! Un'ora e 15 minuti circa di incognite sul tempo che troverò per strada, di traffico, di camion che suonano, di macchine che sfrecciano.....assorta nei miei pensieri più profondi, più acuti e con la musica accanto a farmi da compagna. Moltiplicalo per due (anda e rianda) e aggiungici 9 ore (se va bene!) sul posto di lavoro....sono 11 ore e mezza esatte che dal lunedì al venerdì passo fuori casa, lontana dai miei figli e dai loro abbracci, dai loro pianti e dai loro sorrisi, dalle loro parole, dai loro pensieri....lontana dalla loro crescita. Lontana da tutto quel mondo che mi è più familiare e che appare faticosamente rassicurante, dalle mie cose, dalle "mie" persone; lontana dal tempo che scorre, ma immersa nello stesso tempo, che non torna!
Questo è quello che lascio. E non ritrovo mai la stessa situazione!



Lascio coccole e calore, lascio un'intimità rassicurante e mi butto a capofitto verso la frenetica nevrosi lavorativa dove trovo spesso malcontento, tensioni, problemi e.....poca limpidezza.
Eppure vado. Ogni santo giorno sono lì e ogni santo giorno mi chiedo se ne valga davvero la pena.
Una mamma part time che però quando c'è, c'è davvero; una moglie meteora di cui talvolta si avverte "il passaggio"; una donna lavoratrice a cui, nonostante tutto, il suo lavoro piace molto e al quale non potrebbe rinunciare. Ebbene si, i motivi per i quali non potrei fare la pazzia di licenziarmi per cambiare vita, sono sostanzialmente due: uno sfacciatamente economico (questo lavoro ci permette di vivere bene e di dare ai miei figli quel "qualcosa in più" che altrimenti non potrebbero avere!) ed uno decisamente psico emotivo (in fondo, lo so bene, non sono una donna che potrebbe rinunciare alla propria indipendenza e che saprebbe dedicarsi anima e corpo alla casa e alla famiglia senza avere ripercussioni psicologiche "serie").
Ma mi chiedo se possa esistere una sorta di giusto compromesso che mi permetta di vivere il mio tempo senza che mi travolga, senza farmi sentire sempre una donna a metà: mai davvero mamma, mai troppo lavoratrice, sempre troppo poco moglie. Mi chiedo se sia giusto davvero non riuscire a darsi un ruolo nè una collocazione definiti, nè in famiglia nè nel mondo lavorativo perchè sempre e costantemente sospesa in uno spazio in cui sei da una parte e dovresti o vorresti sempre essere dall'altra. Questo limbo, questo spazio senza spazio, questo mondo sospeso in cui sembra di vivere in una bolla di sapone.
Forse la condizione ideale sarebbe di avere un lavoro 8-16 vicino casa, allora si che potrei imbattermi davvero seriamente nell'evoluzione, nei progressi e nelle tappe evolutive dei miei figli! Forse così riuscirei a non perdermi nulla di loro, forse mi sentirei completa davvero: come donna, come mamma, come lavoratrice e forse riuscire anche ad essere una buona moglie!
A volte, come ora, quando la stanchezza prende il sopravvento, tutto diventa più difficile, l'aria più pesante, i pensieri più confusi, le emozioni più acute e tutto stride perchè nessuna domanda trova una risposta convincente, abbastanza convincente da mettere a tacere la coscienza che mormora e borbotta e non mi lascia in pace.
Mi sento come in un frullatore, stritolata da una vita che scorre troppo in fretta e da un tempo infinito che sembra fermarsi di fronte alle mie indecisioni e alle mie difficoltà.
Ma poi succede qualcosa che mi rimette in sesto: basta una telefonata inaspettata, un abbraccio dato al momento giusto, una mano che si tende e che ti fa sentire meno sola, meno inadeguata, meno sbagliata. Basta un piccolo gesto che riesca ad illuminare la mia vorticosa quotidianità e tutto riprende la solita inarrestabile fluidità.Il mio lavoro sembra avere più senso, il mio essere pendolare sembra concedermi le ore di viaggio per stare un po' sola con me stessa e godermi attimi di silenziosa musicalità, il mio essere mamma diventa una missione più possibile e a volte riesco anche a dare una sferzata di spensierata fantasia anche al mio rapporto di coppia.
Ci riesco, lo so che alla fine ce la faccio, ma tutto questo mi costa tormenti, rimorsi, sensi di colpa e domande che resteranno sempre senza una vera risposta. Il senso vero della mia vita però è proprio qui, in questa alternanza di momenti sereni e momenti bui che sono in fondo la spinta per farmi diventare sempre un po' migliore ai miei occhi e, chissà, forse un giorno, anche agli occhi dei miei figli che sono la linfa vitale della mia esistenza convulsa!

18 agosto 2014

Mamma, lo voglio!


Mamma, lo voglio!
Me lo sento ripetere infinite volte durante la giornata e sempre per cose che, ai miei occhi, appaiono banali, superficiali, inutili; le stesse cose sembrano essere per lei questione di vita o di morte, sembrano appagare il suo senso di felicità, pare che siano il modo unico per riuscire a renderla euforica. Euforica si, per qualche ora dopo aver ottenuto l'oggetto del desiderio; felice no, perchè sta già pensando a cosa vorrebbe avere dopo, che ancora non ha. Una corsa continua verso la ricerca di un'appagamento fatto di cose, di oggetti e mai di sentimenti, di sensazioni. Questa è la cosa che più mi spaventa di lei. La continua ricerca di un "oggetto del desiderio" che tale rimane a tempo determinatissimo perchè subito sostituibile da un altro e da un altro ancora....per poi non essere mai abbastanza soddisfatta. Mi sono chiesta spessissimo se questo suo modo di "riempirsi" con qualcosa di tangibile, di materiale, di effimero, di superfluo sia lo specchio di una necessità interiore di riempire un vuoto affettivo. Mi sono sempre risposta che forse in parte lo è....ma certamente il suo modo di essere non è il riflesso di ciò che ogni giorno, ogni istante lei riceve da noi!
La sua perenne insoddisfazione che la caratterizza lascia spazio, a momenti alterni, ad attimi di felicità che però svaniscono nel nulla come non ci fossero mai stati, come se non li avesse mai conosciuti.
Vanifica tutto: gesti, parole, azioni, pensieri e propositi di mesi svaniscono così, come fossero "aria fritta".
E noi sempre a cercare di riempire questo suo vuoto accettando, con compromessi vari, di andare incontro alle sue richieste. Sempre a cercare di soddisfare le sue esigenze, ma sempre a spiegare che la vita è un dare e  avere e che per ottenere bisogna prima dimostrare.
Ma sembra cadere tutto nel vuoto.....quel vuoto che non potrà mai riempirsi. Quel vuoto che è frutto di mancanze che sono solo nella sua testa, quel vuoto che vuoto è destinato a rimanere!
"Mamma, anche io VORREI questo micio appena nato...": lui, infinitamente delicato in tutto anche nelle richieste. Lui che davanti ad un desiderio sa spiegare e ascoltare, sa attendere e accettare. E' anche il modo di chiedere le cose che ti fa propendere verso una risposta o verso un'altra. Perchè desiderare è anche lecito, ma pretendere no! Sta proprio qui la differenza di approccio alla vita, nella visione di chi chiede semplicemente per ottenere e chi invece chiede senza pretese, senza aspettative, senza giudizi nè dita puntate!
"Questo micio lo vorrei anche io amore mio....perciò ci penseremo....": non è un NO, non è un SI, ma è un segno di apertura e questo basta a placare il suo desiderio di ottenere risposte. Si accontenta. Si placa.....lui! Lei, al contrario si impunta, si innervosisce, pronta già a dire che "non è giusto!" "non sei una mamma che mi capisce!" "non mi accontenti mai!".
Ed io sono sempre più convinta che questa bambina vada "svuotata" e non continuamente riempita di oggetti, di cose materiali; sono sempre più convinta che i miei NO saranno duri da mandare giù ora, ma terapeutici per il suo futuro. Sempre più decisa che sono pronta a dare solo se mi accorgo di ricevere qualcosa in cambio. Questo suo senso di onnipotenza deve pian piano scomparire per lasciare posto ai sentimenti, alla sensibilità.....al cuore!
E solo quando il suo "Mamma, lo voglio!" si trasformerà in un "Mamma, mi piacerebbe avere...." io ricomincerò a darle "fiducia" a concedere spazio ai suoi desideri e alle sue richieste.
Cara la mia Puffetta Gaia...."L'ERBA VOGLIO NON ESISTE NEMMENO NEL GIARDINO DEL RE!"

10 agosto 2014

Intolleranze alimentari

Oggi vorrei affrontare un argomento interessante, quello delle intolleranze alimentari nei bambini.
Un argomento al quale mi sono dovuta avvicinare in maniera quasi forzata per via di alcune problematiche relative alla salute di Puffetta Gaia. 
A parte l'inspiegabile ed esagerato gonfiore addominale persistente, da ormai più di un anno stiamo combattendo con delle fastidiosissime cistiti recidivanti che hanno portato la piccola ad avere diversi ricoveri, ultimo dei quali quello relativo ad una infezione renale, pielonefrite acuta in gergo medico. 
Che dire....dopo aver cambiato specialisti e ospedali vari e non aver avuto alcun miglioramento abbiamo deciso di provare una via alternativa: quella dell'omeopatia.
La naturopata alla quale ci siamo rivolti ci ha subito ispirato fiducia e trasmesso tranquillità ed ha inquadrato la situazione di Puffetta Gaia in maniera molto chiara e precisa. Il risultato di un paio di test specifici per le intolleranze alimentari ci ha  stupiti e convinti che forse è arrivato davvero il momento di cambiare alimentazione. Frumento e latte e tutti o suoi derivati vengono riconosciuti dall'organismo di Puffetta Gaia come sostanze "tossiche" e questo fa si che il suo sistema immunitario sia sempre impegnato nella battaglia contro questi "agenti nemici". 
Quindi: dieta drastica, talebana per tre/quattro mesi. Tolto il frumento e tolti completamente latte e derivati! 
Questo dovrebbe permettere al suo organismo di disintossicarsi e far si che la flora intestinale si sistemi con conseguente riequilibrio del sistema immunitario. 
L'alternativa sarebbe stata di farle fare una profilassi antibiotica per ben 5 mesi consecutivi, senza per altro, che ci garantissero alcun risultato. 
E per far sentire Puffetta Gaia meno sola e meno diversa possibile, anche papà e mamma mangeranno come lei!
Non sono concessi sgarri per nessuno!
Insomma, uno per tutti e tutti per uno.....perché insieme valiamo di più!
Iniziamo oggi con questa buona pizza di Kamut e verdure senza mozzarella????


15 maggio 2014

Il potere di un bacio

Da quando ci sono i Puffi ho imparato il valore della fisicità, della dolcezza, del bacio, dell'abbraccio stretto!
Ho sempre pensato che fosse una sfera "privata", delicata, personale e che in qualche modo, nel mio retrocervello, ricollegavo sempre ad un interesse da parte dell'altro di tipo "sessuale"....
E non è che io da bambina non abbia avuto genitori coccolosi, da bambina si.....appunto!
Poi, ancora mi chiedo come mai, dal momento in cui ho iniziato a crescere, questo tipo di comunicazione è stato interrotto. Inspiegabilmente e inesorabilmente tagliato fuori.
All'inizio mi sentivo spiazzata: ricordo bene quando papà è passato dall'essere giocherellone e affettuoso all'essere rigido e impassibile davanti alle mie coccole di ragazzina. Non mi era tutto chiaro e soprattutto ci ho messo del tempo per abituarmi alla nuova condizione: pochi contatti fisici, porte dei bagni chiuse, non più nudità in giro per casa....perchè "ormai sei grande!". Lì, in quel momento ho preso davvero coscienza di cosa significa essere maliziosi. E non mi è piaciuto. Ho accettato, mio malgrado, ma non ho mai condiviso. Mi sono sempre detta e ripromessa che con i miei figli sarei stata diversa e che quei baci e quegli abbracci non glieli avrei mai negati, per nessuna ragione al mondo e a nessuna età! E, in fondo, questo privilegio di essere dolcemente affettuosa, non lo voglio perdere nemmeno io!
Sebbene io non avessi condiviso le nuove dinamiche, a dirla tutta, non è stato facile riuscire a staccarsi da quella "freddezza" che mi ha accompagnata negli ultimi 25 anni e, con la nascita di Puffetta Gaia mi sono trovata ad imparare nuovamente a lasciarmi andare, a condividere emozioni, ho imparato a ridere di gusto o a piangere di gioia o di dolore senza vergognarmene, ho riscoperto il valore di una abbraccio, il calore di due mani che si stringono, la purezza assoluta di due labbra che si incontrano!
E da allora mi sono sentita rinascere. Mi sono sentita più completa, più umanamente vera.
Ed i miei figli stanno crescendo così, con la naturalezza e la spontaneità di chi riesce a dimostrare le proprie emozioni e a strillare i propri sentimenti senza la paura di sbagliare o di essere fuori luogo; senza barriere, senza freni....
Con Puffetta Gaia e Puffo Edo ho riscoperto l'enorme privilegio del sentirmi libera di esprimermi e per loro tutto ciò è semplicemente naturale!
E quando torno a casa e me li vedo correre incontro e saltarmi al collo per darmi il benvenuto, quando urlando mi abbracciano e mi dicono "Mi sei mancata!", quando prima di dormire mi strapazzano di baci gioiosamente ricambiati, quando tutto questa magia mi circonda, quando tutto questo calore mi avvolge non posso fare a meno di pensare che.....il potere di un bacio è indescrivibilmente portentoso, un miracolo che io voglio vivere in eterno!

26 aprile 2014

Come gliela spieghi la morte ad un bambino?


Sono stati giorni difficili, emotivamente struggenti, razionalmente inconcludenti.
Quando scompare una persona a te cara sei obbligato a fare i conti con "la Signora" ed il dialogo diventa un "a tu per tu" con il vuoto, l'oscurità, il senso di mancanza, la rabbia, la disperazione...la nostalgia ed il ricordo.
Lui, se ne è andato quasi in punta di piedi: poca gente intorno, quella a cui teneva di più e, forse, chissà, il dolore di dover lasciare una compagna a cui ha fatto da faro ed una figlia troppo piccola per rimanere senza il padre. Sono sicura che non avrebbe voluto andare, certa che è stato per loro l'ultimo respiro, l'ultimo pensiero. Quando arriva il momento del trapasso però non puoi forzare, non puoi forzarti, devi necessariamente mollare e andare...senza più voltarti indietro.Quando ho saputo della sua scomparsa, il primo mio pensiero, devo dire la verità, è volato a Lucrezia, ad una bimba dell'età della mia a cui avrebbero dovuto spiegare qualcosa di troppo grande ed incomprensibilmente ingiusta per tutti....figuriamoci per una topina di soli 8 anni. Rimanere senza papà è sicuramente uno di quei traumi che non passano e con il quale occorre fare i conti per una vita intera. Ma sarà possibile "addolcire" questa pillola amara, mi sono chiesta? Sarà possibile attenuare per la bimba un colpo così violento?
Oggi era il the day after e la piccola Lulù ha passato la giornata con noi: i suoi cuginetti l'aspettavano a braccia aperte e lei ha accettato di buon grado di trascorrere del tempo insieme a loro.
Io ero timorosa e incerta, frastornata da un accaduto che non si può raccontare ad una bambina che avrebbe avuto tutto il diritto di avere il padre accanto. Sembrava spensierata ma a tratti leggevi nel suo sguardo perso nel vuoto un cenno di tristezza quasi inconsapevole. Non potevo fare finta di niente e le ho chiesto di abbracciarmi, di darmi un po' di carica...so che era lei ad aver bisogno di un gesto d'amore ma gliel'ho chiesto io. Mi ha spiegato che era un po' triste perchè il suo papà "aveva dovuto morire" ed io, con un nodo in gola e le lacrime agli occhi, le ho risposto che ha tutto il diritto di essere triste e che sicuramente sentirà la mancanza del suo adorato papà. Però...ho provato a passarle il messaggio che ora non sarà mai sola: "...hai un Angelo speciale che veglia su di te Lucrezia e questo Angelo speciale è tuo padre. Ti mancherà il suo abbraccio ma lui ti stringerà comunque e ti starà accanto in ogni istante della tua vita. Se prima in alcuni momenti non potevate essere vicini e non potevate vedervi perchè tu eri a scuola e magari lui a lavorare, ora Lui sarà sempre vicino a te, giorno e notte.....la differenza sta nel fatto che non lo puoi vedere, ma se stai in silenzio lo potrai sentire!". Non so se l'ho convinta davvero, non so se sono riuscita in qualche modo ad attenuare il suo dolore e nemmeno se davvero le mie parole fossero quelle giuste. Ma forse di parole giuste non ce ne sono! Più ne cerchi e meno ne trovi. E' come una musica stonata, come una leggera ubriacatura.
Forse la morte è davvero l'unica cosa sulla quale la razionalità non funziona, le domande restano sicuramente senza risposte ed il cuore rimane pesante e piangente...siamo perdenti già in partenza! Ed io questa cosa faccio davvero fatica a spiegarmela e ad accettarla. E' una di quelle cose che sconvolge la mia emotività sempre più o meno controllata. E' un colpo dritto al cuore. Mi sono chiesta se ci sia un modo per sconfiggere il senso di vuoto e di impotenza che la morte lascia e mi sono risposta che l'unica maniera per fronteggiarla è l'AMORE. Puffetta Gaia, che per tutto il giorno non è sembrata interessata al discorso, stasera, prima di addormentarsi mi ha raccontato di un suo dialogo con la cuginetta che le ha spiegato della morte del papà con un po' di tristezza nel cuore e mi ha detto di averle risposto che ora il papà lei ce l'ha in maniera diversa...ma è e sarà sempre il suo papà! Io l'ho stretta a me e lei mi ha guardata negli occhi fissa ed ha sentenziato: "Mamma, io so come sconfiggere la mancanza di qualcuno che ami! Quando tu vai via per lavoro mi manchi molto ed io faccio come mi hai suggerito tu: prendo il tuo pigiama con il tuo profumo dentro e lo stringo forte a me. Mi sembra di averti vicina anche se non ci sei e mi sento meno male. Forse questo trucchetto può funzionare anche per la mia cuginetta Lucrezia! Il suo papà ce l'aveva un pigiama, vero mamma? Perchè se ce l'aveva il problema è risolto! Sai che faccio mamma? Domani telefono alla Lulù e le dò questo consiglio...."
Domani.....amore.....domani.....

24 aprile 2014

Non voglio mica la luna!


Sembra un'assurdità ma succede davvero.
A volte ti poni obiettivi "da grande" e strada facendo ti accorgi che raggiungerli non sarà poi così difficile: incredula arrivi alla meta felice e soddisfatta e, se sei fortunata, con il minimo sforzo ottieni il massimo risultato. Altre volte pensi intensamente di voler arrivare da una parte, sogni, speri, lotti, cadi, a fatica ti rialzi e poi, stremata guardi avanti e ti accorgi che la strada è ancora lunga. Quasi quasi ci ripensi, perdi la speranza, ma poi vince sempre l'intensità del desiderio e continui.....arrivi distrutta, prosciugata, senza forze tanto da non riuscire nemmeno a goderti la vittoria del momento.
A me sta succedendo proprio questo. Mi ero posta l'obiettivo di migliorare il mio rapporto con i miei figli, di perfezionare l'approccio che ho verso situazioni "critiche" che li riguardano, mi sono impegnata, messa in discussione, analizzata. Ho vivisezionato i miei pensieri, il mio cuore, i miei sentimenti. Ho cercato di capire, di studiare, di provare, di cambiare approccio mentale e mi è sembrato di fare anche dei bei passi in avanti.
Poi, improvvisamente, il meccanismo si è inceppato di nuovo e in un secondo mi sono ritrovata al punto di partenza. Sconfitta, frustrata, dispiaciuta e piena di sensi di colpa: mi sono sentita inadeguata, incapace di essere una "brava mamma" ed ho dovuto rimescolare le carte prima di riprendermi, alzarmi e continuare il mio viaggio introspettivo. Mi sono chiesta come fosse possibile desiderare tanto una cosa e poi rischiare di buttare tutto al vento per il nervoso e la rabbia scatenati da "un momento", da una sciocchezza, da un "contrattempo" e la risposta convincente non sono mai riuscita a darmela.
Io, così RAZIONALE, mentalmente INQUADRATA, con un ORDINE ed un RIGORE che caratterizzano tutta la mia esistenza; PRAGMATICA e a volte quasi CINICA mi sono scoperta non in grado di accettare l'imperfezione che invece caratterizza il genere umano, assolutamente allo sbando delle mie reazioni emotive ogni volta che le cose non sono sotto il mio asfissiante controllo. Mi sono sentita dire che voler a tutti i costi fare la "mamma da manuale" rappresentava un errore, una fatica troppo grande da sopportare quando si è di fronte a due bambini da crescere, quando l'imprevedibile fa parte della quotidianità. Ho dovuto rivedere le basi con le quali sono cresciuta e ridefinire i contorni della mia personalità, mi sono sentita in dovere di migliorarmi, ho provato a mettere da una parte la voglia di avere sempre tutto sotto controllo cercando di dare spazio alla parte più incontrollabile di me, l'emotività, il sentimento ed ho dovuto e voluto farlo per me stessa ma soprattutto per loro, i miei figli. Mi sono detta e ripetuta che loro hanno tutto il diritto di sbagliare, di non essere perfetti, di vivere la realtà beata (e non distorta, come ho sempre pensato!) dell'essere bambini, del tempo che non ha tempo e dello spazio che non ha confini....ed ho provato con tutta me stessa ad accettare questa diversità come un'opportunità di confronto, come un'occasione che mi è stata data per tornare a guardare il mondo con gli occhi puri e senza sovrastrutture, esattamente come sono Loro!
Andava tutto bene, mi sentivo meglio io e sentivo che anche il mio rapporto e la mia relazione nell'essere madre stava piano piano prendendo contorni meno forti, più smussati, meno rigidi. I bambini sono felici quando vedono sorrisi e morbidezza intorno a loro!
Poi ieri sera è risuccesso: è bastata una casa in disordine con giochi e pentolini sparsi sul pavimento a farmi perdere il controllo. Avrei voluto ordine, rigore ed ho trovato caos e inesattezza.....tutto questo dopo una estenuante giornata lavorativa! Li ho sgridati, li ho ripresi a muso duro, li ho messi in castigo....ed ho letto nei loro occhi lo smarrimento, li ho visti sconcertati, disorientati, turbati, increduli. In fondo ci ho messo un po' ma dopo una doccia rigenerante e cinque minuti di silenzio in solitaria mi sono resa conto di aver di nuovo sbagliato, di aver fatto un passo indietro, verso quel senso di vuoto che mi sono impegnata per mesi e mesi a far sparire.
Bastava solo cambiare punto di vista: una casa non è disordinata ma è vissuta quando ci sono dei bambini che la abitano; infrangere una regola non vuol dire trasgredire ma vuol dire provare a crescere; prendersi del tempo per fare delle cose non vuol dire perdere tempo ma significa vivere il proprio tempo in maniera spensierata.....ed io, dall'alto del mio voler essere "mamma perfetta" ho perso di vista la cosa più importante e cioè il DIRITTO DI ESSERE BAMBINI E DI VIVERE DA BAMBINI che i miei figli reclamano!
Mi sono scusata con loro, ho cercato di rassicurarli, di riordinare i loro pensieri (ingiustamente) spettinati. E' bastato il loro sorriso a ricambiare il mio abbraccio a farmi pensare che in fondo in fondo VOGLIO SOLO ESSERE UNA MAMMA MIGLIORE....non voglio mica la luna, io!

17 aprile 2014

La gestione del distacco nella crescita!


E' una fase che arriva....è naturale che sia così.
Crescono ed è giusto che imparino a gestire la paura del distacco da mamma e papà.
Qualcuno inizia fin da piccolissimo: perchè va all'asilo nido o perchè viene affidato a nonni o baby sitter per questioni lavorative. A soffrire di più di solito è la mamma che, spesso e volentieri, inizia a pensare mesi prima al momento del rientro al lavoro e lo vive con una certa ansia e con incredibili sensi di colpa. Questo non aiuta e, al contrario, influenza negativamente anche il bimbo che sente l'insicurezza della mamma e la percepisce con un senso di "abbandono". E' un circolo vizioso difficile da spezzare, ma è necessario imparare a farlo, pena....la serenità di tutti!
Come ho vissuto io questa fase? In maniera molto differente con Puffetta Gaia e con Puffo Edino.
Gaia è nata prematura ed il primissimo distacco da me l'abbiamo forzatamente subìto al momento della sua nascita: non eravamo pronte, ci sembrava troppo presto per lasciarci così. Mi è sembrato una rapimento: dal mio grembo direttamente in una incubatrice. Ed in più in due ospedali differenti. E' sicuramente stata una sofferenza per entrambe e lo dimostra il fatto che, ancora oggi che lei ha ben 8 anni, siamo legate da un rapporto molto profondo che a volte genera nel nostro rapporto a due momenti di grande sofferenza.
Poi sono dovuta tornare al lavoro: aveva "solo" 8 mesi ed io la vedevo ancora troppo bisognosa di me e delle mie cure. Mi sono sentita con le spalle al muro: dovevo tornare in ufficio ma volevo con tutta me stessa vivermi la mia maternità in modo esclusivo ancora per un po'. Ci è voluto tempo e  fatica per abituarmi all'idea che quella sarebbe stata da lì in avanti la nostra quotidianità! Ho versato lacrime per giorni ed anche se la vedevo serena con i nonni e con il papà, io mi sentivo morire dentro ogni mattina, ad ogni distacco!
Poi è arrivato il momento dell'asilo: a 2 anni era abbastanza grande da capire che quella sarebbe stata una nuova sfida. Niente più mamma, ma anche niente più casa, niente più nonni, niente più papà....non più un ambiente ovattato in cui sentirsi protetta ma il primo vero contatto con il mondo esterno, il primo vero momento confronto con "l'altro". In realtà ci siamo abituate abbastanza in fretta alla nuova dimensione ed in questo devo dire che l'ambiente scolastico che abbiamo trovato ci ha aiutato parecchio. Maestre preparate e accoglienti, aule a misura di bimbo e regole impostate sul rispetto dell'unicità dell'individuo hanno fatto si che il tutto venisse vissuto come un naturale step di crescita.
Ora Puffetta Gaia ha 8 anni ma la situazione non è tanto cambiata, soprattutto per lei. Io ho imparato a gestire le mie ansie, le mie paure, le mie frustrazioni ed i miei sensi di colpa e riesco bene a metterli a tacere quando fanno capolino tra i miei pensieri. Lei....forse ancora ha bisogno di tempo.
Ora ogni tanto parto per questioni lavorative e mi allontano da casa per 4-5 giorni: cerco di prepararla, di spiegarle cosa succederà e con chi starà quando la mamma non ci sarà e le ripeto costantemente che anche se lontana sono sempre accanto a lei! Che l'amore non ha tempo nè confini e che supera ogni distanza, che è un po' faticoso il momento di lasciarsi ma che è meraviglioso l'abbraccio e la gioia del rientro! Cerco di rassicurarla sul fatto che non sarà mai sola e che la sua mamma sarà con lei anche quando non potrà vedermi, toccarmi o sentirmi.....io sarò sempre lì! Piano piano ci si sta abituando ed ogni distacco diventa sempre meno pesante e faticoso: emotivamente è difficile controllare la nostalgia, il senso di vuoto, soprattutto quando si hanno solo 8 anni, ma è giusto che lei ci provi e che metabolizzi il fatto che crescere vuol dire anche staccarsi dalla mamma, vuol dire anche imparare a gestire le emozioni, vuol dire anche riuscire a cavarsela "da soli". E' un percorso da fare insieme, un cammino che accompagna la crescita ma anche un dovere di noi genitori imparare a lasciarli andare, prepararli per spiccare il volo! E' faticoso ma necessario.
Con i secondi figli è tutto molto diverso: l'esperienza vissuta con i primi aiuta ed insegna e quindi anche per Puffo Edo sembra essere tutto più semplice. Lui vive il distacco come qualcosa di assolutamente naturale, senza troppe ansie, senza troppi pensieri. sarà anche che è più piccino, ma mi sembra meno complicato da gestire....emotivamente più lineare e sereno. Ed anche io lo lascio con uno spirito diverso: tranquilla del fatto che sa che io lo penserò e che il mio ritorno sarà sempre un momento di grandissima gioia!
Voglio concludere con un pezzo che è per me un dictat:

I vostri figli non sono figli vostri... sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perchè la loro anima abita la casa dell'avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perchè la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l'arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L'Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell'infinito e vi tiene tesi con tutto il suoi vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell'Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l'arco che rimane saldo.
Kahlil Gibran

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-7735>


5 aprile 2014

Ma poi il diverso chi è veramente?


Il tutto parte da una di quelle domande che ti piovono addosso inaspettatamente e alle quali ti senti in dovere di dare risposte chiare e sincere, comprensibili da una bambina di 8 anni che, curiosa e confusa, ha il desiderio di saperne di più!
Una sera mentre ci stiamo coccolando prima della buonanotte mi chiede: "Mamma cosa vuol dire essere diversi?" "Perchè ci sono i bianchi e i neri?" "E chi sono le lesbiche?".
Le chiedo se c'è un motivo particolare per il quale mi fa queste domande e mi racconta un episodio successo in classe, durante la lezione di prosocialità.
"Sai mamma, avevo scritto su un bigliettino IO AMO LA MAMMA e i miei compagni hanno iniziato a prendermi in giro dicendo che sono una lesbica e che non si possono due donne non si possono amare! Ma io ti amo lo stesso! E me ne frego di quello che mi hanno detto perchè sono loro che non sanno come stanno le cose, non io!" Continua dicendo che la maestra Francesca, prendendo spunto da questo episodio, ha spiegato che ci sono diversi tipi di amore, diversi colori della pelle, diverse modi di pregare un diverso "DIO" ma che nessuna di queste cose è sbagliata e nessuna di queste persone è meno importante dell'altra.
Intervengo e le racconto una bella storia che ho letto su un blog che seguo e che si intitola "Fuori logo": a scriverlo è una donna e mamma lesbica che racconta in maniera molto trasparente cosa significa vivere quella che ancora troppa gente considera essere una diversità. E' La storia di Papavera, una favola per spiegare l'omosessualità che, in maniera molto semplice racconta del desiderio di seguire se stessi senza il timore del giudizio altrui. Lei sorride, approva, capisce, annuisce e mi dice: "Sapevo di non aver sbagliato nello scrivere che ti amo! Anche due donne possono amarsi senza vergognarsi vero mamma?" Rispondo con un caldo e avvolgente abbraccio e le dico: "L'amore viene al cuore e di qualsiasi tipo sia è sempre e solo amore! Le cosa di cui aver vergogna sono altre!". E così abbiamo chiarito anche il significato della parola lesbica che, sicuramente, non userà mai a sproposito come hanno fatto i suoi compagni di scuola....
Poi vuole approfondire il discorso del diverso colore della pelle ed anche in quest caso mi faccio aiutare da una storiella che mi sono inventata e che insegna come il bianco, il giallo ed il nero siano solo la facciata esteriore di anime, cuori e menti che vivono, amano e pensano allo stesso modo. La diversità esiste solo negli occhi di chi la vuole sottolineare e nella testa di chi ha bisogno di un pretesto per sentirsi migliore dell'altro.
Puffetta Gaia mi sembra serena: ancora non ha tutte quelle sovrastrutture che costringono l'umanità adulta in recinti di ghettizzazione di razza, sesso, religione e nazionalità differenti; Lei ragiona ancora con il cuore, con la purezza di spirito di chi davvero si confronta alla pari con il resto del mondo ed io insisterò affinchè possa mantenere anche da adulta questa apertura mentale e questa raffinatezza di spirito che non sono tanto facili da trovare!









Siamo in piena pre adolescenza!


Una volta i problemi iniziavano con l'adolescenza: mamme e papà potevano stare tranquilli fino ai 13-14 anni, quando poi avveniva la trasformazione e il figlio tanto bravo e tranquillo diventava d'improvviso ingestibile e ribelle. Poi si è iniziato a parlare di anticipazione della crisi adolescenziale che, secondo studi di espertissimi psicologi, sarebbe arrivata intorno ai 10-11 anni. Ora spopola la crisi pre adolescenziale che, accidenti, arriva all'improvviso e interessa i bambini intorno agli 8 anni travolgendo genitori del tutto impreparati e attoniti. Noi ci siamo dentro in pieno!
Sto parlando della nostra cara Puffetta Gaia che, con lo scoccare dell'ottavo anno di età, ha subìto una metamorfosi alienante.
Da bimba serena, sorridente, educata, ragionevole e ubbidiente si è "evoluta" (questo termine lo usa lei quando parla del suo cambiamento!) ed è diventata, scontrosa, musona, irragionevole e disubbidiente: volano risposte da manuale ogni volta che si scatena "la crisi".
"Tu devi smetterla di comandarmi!" "IO non sono te! Rispetta i miei tempi!" "Questa è la mia vita e "ci decido io"" "Io con voi non ci vengo...posso anche stare a casa da sola!" "Odio mio fratello!" "In questa famiglia nessuno mi capisce!".......e, colpo di scena, mi ritrovo con in bocca le stesse parole che mi sono sentita dire dai mio padre e mia madre, con la differenza, non trascurabile, che i miei ricordi di queste battaglie risalgono ai miei 15-16 anni! Ma Lei ne ha solo 8!
"Io sono tua madre ed è giusto che ti dica cosa fare e cosa no!" "Tu non sei me, ma ti tocca rispettare regole e tempi adeguati alla famiglia!" "Questa è la tua vita....ma per il momento "ci decido io"" "Tu vieni con noi e senza più discutere!" "Lascia stare tuo fratello e smettila di usare la parola Odio!" "Il problema non è che non ti capiamo è che tu non ascolti e non vuoi capire che sei ancora piccola e che qui comandiamo noi!"
Come uno Tzunami questo uragano ci è piombato addosso quando ancora pensavamo di poter stare sereni, il tempo della ribellione ci sembrava ancora lontano e il tutto ci ha trovati completamente impreparati!
Inoltre in casa tocca sempre a uno dei due genitori in particolare fare la parte del "cattivo" e, guarda caso, la palma d'oro è toccata a me!
Sfinita dalle continue discussioni mi rimetto in discussione (scusate il giro di parole!) quasi quotidianamente tanto che, per come son fatta io, non riesco a non farmi domande sul perchè accada tutto questo e soprattutto non accetto di rimanere senza risposte convincenti che riportino il mio "essere mamma" in una dimensione di pace e serenità.
Trovare la strada giusta è davvero difficile quando sai che il manuale di istruzioni del bravo genitore non te lo dà nessuno, ma stare semplicemente ad aspettare che passi mi sembra troppo riduttivo quindi decido di andare in analisi. E cosa scopro? Che il mio voler a tutti i costi essere una mamma "da manuale" non è poi così tanto un bene, non lo è per me e non lo è per Lei. A me non viene restituito ciò che, per investimento di tempo, fatica e amore mi aspetterei di ricevere indietro. A Lei sembra che le venga richiesta una sorta di irraggiungibile perfezione alla quale non si arriverà mai. Quindi.....decido di abbandonare regole precostituite e concetti educativi preimpostati e mi abbandono al mio istinto di madre. Sono qui che ci provo.....e aspetto di vedere se così funziona! Intanto Mi godo i sorrisi e gli abbracci che comunque le strappo e che continuano ad essere benzina per la mia anima! Sperando che qualcosa cambi.....

La mia corsa contro il tempo


Sono sempre stata una donna attiva: ricordo quando ero ragazzina di momenti un cui mi sembrava uno spreco la notte passata a dormire o quando, cascasse il mondo, tutte le sere il mio appuntamento palestra era sacrosanto.Correvo, sempre, a destra e sinistra perchè di cose da fare ne avevo tante!
Ora ho vent'anni di più e la mia iperattività resta una costante: non so stare ferma, nemmeno quando sto per crollare dalla stanchezza; mi trovo sempre qualcosa di interessante da fare, un hobby, un appuntamento, fosse anche solo un viaggio con la fantasia ma io devo sentirmi impegnata. Come se già di per sè non lo sia!
Due lavori, due figli, due gatti ed un solo marito (grazie a Dio!) e poi la gestione di tutto ciò che è quotidianità: Lui è il braccio ed io la testa. Penso, registro, elaboro e poi  gestisco da lontano! Si, perchè sono anche pendolare e occupo circa 2 ore e mezza della mia giornata a fare avanti e indietro casa-ufficio. Ho imparato a sfruttare anche quei "tempi morti" per dedicarmi alle amicizie: telefonare senza i bimbi che mi tirano per i pantaloni e che mi costringano a riattaccare mi sembra già un privilegio ed è questo il "mio tempo", quello "dell'anda e rianda" in cui mi dedico a brillanti chiacchierate con le amiche che non sempre riesco a seguire come vorrei e come meriterebbero!
Inoltre: ho deciso che con qualche chilo in più no mi piaccio e quindi ho preso la situazione in mano ed ho cominciato ad aiutarmi facendo un po' di movimento (che se non risolverà il problem dei chili, fa comunque bene all'umore!). IL problema vero è stato decidere QUANDO farlo: la sera no perchè toglierei alla famiglia il (già poco) tempo che trascorro con loro; la mattina no perchè non riuscirei ad alzarmi all'alba per andare a correre sperando di arrivare lucida fino a sera; allora quando? Pausa pranzo....che è diventata pausa #oggisicorre! Abbiamo formato un piccolo gruppetto di temerarie e coraggiose "gallinelle" e, trascinandoci l'un l'altra, riusciamo quasi sempre a raggiungere obiettivi soddisfacenti! Per me è già un grande risultato non abbandonare l'idea e riuscire a mantenere una certa costanza, cosa che più passano gli anni e meno riesco a rispettare. E invece questa volta si!
Insomma, le mie giornate dovrebbero essere di almeno 36 ore per riuscire a fare tutto senza arrivare sempre senza fiato; ma a dire la verità poi a questo ritmo senza tregua ci si abitua anche un po' e lo si digerisce bene alla fine. Senza tutta questa incessante corsa contro il tempo per portare i bambini a scuola, per arrivare in ufficio ad un orario decente, per rispettare le consegne lavorative (è tutto da consegnare entro....ieri!), per tornare a casa la sera il prima possibile....e potrei continuare all'infinito, forse mi annoierei!
Quando mi chiedono qual è un mio desiderio, io rispondo sempre che nella vita non mi manca nulla; unica cosa che vorrei davvero avere in dono e IL TEMPO: più tempo per i miei bambini, per mio marito, per me stessa, per le mie amiche, per coltivare le mie passioni.....TEMPO, il mio DONO più prezioso!
Intanto, mentre spero di trovare la tanto desiderata lampada di Aladino, vivo così la mia corsa contro il tempo....felicemente rassegnata che tanto....vince sempre lui!

2 aprile 2014

La differenza tra essere padre e fare il padre....


Quando pensavo alla persona che avrei voluto avere accanto per la vita mi sono sempre immaginata un uomo presente e affidabile che fosse un buon compagno e soprattutto un ottimo padre.
La definizione di "ottimo padre" è sempre molto soggettiva ma credo che vi siano alcuni punti fondamentali sui quali non si transige e che mettono davvero d'accordo tutti.
Diventare padre è diverso da saper fare il papà, sentirsi padre dentro vuol dire sentirsi parte di un progetto familiare che prevede investimento in termini di tempo e di affetto e che fa vivere da protagonisti la crescita ed il percorso educativo dei propri figli. Non tutti gli uomini ne sono all'altezza, alcuni per mancanza di "affinità" con il ruolo di cui sono investiti, altri per mancanza di voglia. Non nascondiamo il fatto che essere padre (e madre, ovviamente!) significa anche saper mettere da parte le proprie esigenze per dare la precedenza a quelle dei propri figli e per dedicarsi anima e corpo, quotidianamente, ad affiancarli in tutte le fasi della loro vita. Quando sono piccini significa saper creare con loro un feeling che non è così "scontato" come quello che naturalmente si crea tra madre e figlio, significa imparare a conoscere le loro esigenze ed i loro bisogni, significa imparare ad interpretare i loro pianti, significa riuscire a soddisfarne le loro richieste primarie. Tutto ciò prevede un certo impegno ed una certa fatica che talvolta gli uomini non sono pronti a caricarsi. Entrare in profondità nel rapporto con un neonato non è facile ma è una sfida meravigliosamente avvincente: cambiare il pannolino, fare il bagnetto, riuscire a calmare il pianto disperato di un bimbo non è un automatismo che scatta nel momento in cui quell'esserino viene al mondo, non è un automatismo che scatta nella testa di ogni uomo. Ed è per questo che, fin da subito, si intravede il futuro di un rapporto che deve avere origini profonde fin dalla nascita: ci sono uomini che osservano "da lontano" senza farsi troppo contaminare da questi meccanismi così tanto ignoti quanto scomodi per chi, fino al giorno prima, riusciva a pensare egoisticamente soltanto a se stesso. Questo è il caso in cui, troppo spesso, l'uomo si sente messo da parte, defraudato di quel posto che "gli spetta" e la coppia entra profondamente in crisi. Donne "troppo" impegnate a fare le mamme e mamme che non si ritrovano più nel ruolo di donne.....ma soprattutto uomini che nemmeno osano immaginare cosa voglia dire fare il padre assumendosi oneri ed onori del ruolo in questione. Va tutto allo scatafascio, si rompono equilibri instabili e non ci si ritrova più negli spazi nei quali si dovrebbe cercare di reinserirsi e di ritrovarsi. La cosa peggiore, in tutto questo, è che incredibilmente a perdere di più sono proprio gli uomini, quegli uomini che non sono in grado di godersi la crescita dei figli e che si perdono attimi "eterni" che non torneranno mai più! Non capiscono che il legame padre-figlio inizia lì e che poi sarà sempre più difficile recuperarlo. Poveri uomini......soli!
L'altra categoria di padri è quella che invece si lascia travolgere dall'emozione incontenibile e che inizia a respirare a pieni polmoni l'aria della paternità! Papà maldestri che si cimentano nell'accudimento dei loro cuccioli e che piano piano riescono a conquistarsi i loro sorrisi, le loro smorfie buffe, le loro tenerezze. Sono quelli che si godono l'evolversi faticoso della nuova quotidianità prendendo tutto il bello che il loro ruolo richiede e che i figli danno in cambio. Sono uomini che si ricostruiscono, che si ricompongono in una dimensione diversa; sono uomini che entrano nelle corde e nel cuore delle loro creature e che sanno ritrovare una magica diversità nella nuova dimensione familiare. Ne beneficiano tutti: loro, in primis, poi i figli, e le compagne che si sentono ancora più amate grazie all'amore che filtra per induzione dal rapporto padre-figlio. Poi i bambini crescono e richiedono nuove attenzioni: i ruoli sono sempre in fieri, le condizioni sono sempre in movimento; bisogna essere bravi nel saper riequilibrare il tutto secondo la nuova realtà! Amalgamarsi, questo è il segreto. E se questo lavoro inizia ad esser fatto fin da subito diventa più facile poi seguire i meccanismi nei quali la vita di genitore conduce.
Io non ho sbagliato! Ho scelto proprio un uomo di serie A: uno che non si è mai perso un'ecografia, uno che non si è mai risparmiato in coccole e dolcezza anche nei confronti di un corpo che stava cambiando, uno che per i suoi figli c'è sempre stato.....a modo suo, come è capace, ma c'è! Magari distratto, magari indeciso, magari pigro ma lui è lì ed io lo so, ma soprattutto LORO lo sanno ed è per questo che i Puffi lo adorano. Perchè Lui è il loro papà!


29 marzo 2014

Il castello dell'immaginazione


Chi di noi non si è mai immaginato il suo castello dei desideri.....
Accade fin da bambini ma continua anche da adulti: da piccoli si sognano con principesse in attesa del principe azzurro che le salvi da draghi e che le liberi da infausti incantesimi, con maghi, fatine e fantasmi, cavalieri, destrieri ed emozionanti combattimenti d'amore. Da grandi si pensa alla casa che si avrebbe voluto avere e che magari non si è proprio riusciti ad ottenere e la si vede davvero come il castello dell'immaginazione! Fatto sta che, in entrambi i casi, gradi o piccini che siano a voler sognare, il risultato è sempre lo stesso: un viaggio attraverso la fantasia che porta su strade davvero piene di meraviglie!

Quando mi hanno detto che il sogno avrebbe potuto trasformarsi in una meravigliosa realtà io ero quasi incredula e la stessa identica reazione ha avuto mia figlia, Puffetta Gaia, quando le ho chiesto di disegnare il suo castello dell'immaginazione, spiegandole che avrebbe potuto essere realizzato, questa volta veramente però! La Disney ha avuto una bellissima idea: richiedere ai bambini di tutta Europa di lasciare andare la loro fantasia e di esprimerla in una disegno che rappresentasse il castello dei loro desideri è una iniziativa stimolante e divertente. Puffetta Gaia l'ha accolta con grande entusiasmo ed ha subito realizzato il suo capolavoro dando vita ad un castello originale e decisamente pieno di simboli e di collegamenti tra quello che è il mondo della fantasia ed il mondo della realtà. Se aggiungiamo poi che uno dei disegni dei bambini italiani verrà scelto, in rappresentanza dell'Italia a Parigi, per essere realizzato nella piazza del Louvre, direi che l'iniziativa diventa ancor più stimolante per i bambini!
Se anche tu vuoi partecipare a questo contest puoi postare il tuo disegno nella grande Community di Quimamme entro il 9 aprile....per il disegno vincitore ci saranno bellissime sorprese!

Puffetta Gaia ha un sogno ed è quello di poter incontrare i suoi personaggi preferiti dei cartoni animati : a Disneyland Paris tutto è possibile ed io a Puffetta Gaia ho sempre ripetuto "SE PUOI SOGNARLO.... PUOI FARLO!", questa volta più che mai!

28 marzo 2014

Mamma mi spieghi come sono nato?


"Mammina, mi spieghi come ho fatto ad arrivare nella tua pancia e come ho fatto ad uscire da lì?"
La curiosità di capire il mistero della nascita è stata la prima "grande" domanda che i miei Puffi si sono posti ed alla quale non è stato facilissimo dare una risposta, in considerazione del fatto che a 3 anni non è semplice spiegare in modo chiaro e comprensibile un processo così magico e meraviglioso!
Eppure, dopo il primo attimo di tentennamento, le parole giuste son venute fuori con estrema serenità: ho raccontato la loro storia che, ancora oggi, ad intervalli di tempi variabili, vogliono riascoltare sempre attenti e curiosi, desiderosi di percorrere strade che stupiscono e che riempiono cuore  e mente.

"Un giorno di diversi anni fa, io e papà ci siamo incontrati e, dopo un po' di tempo, ci siamo innamorati così tanto che abbiamo deciso che ci sarebbe piaciuto avere un bambino. Non volevamo stare più da soli e quindi abbiamo sperato che arrivassero al più presto a farci compagnia un bimbo o una bimba. Questo desiderio era davvero forte nei nostri cuori e quando abbiamo scoperto che nella pancia di mamma c'era un piccolo fagiolino che stava crescendo abbiamo iniziato fin da subito a volergli bene."
"Mamma, perchè al posto di un bambino ti è arrivato un fagiolo?"
"Non era un vero fagiolo ma era un bimbo talmente piccolino che aveva la forma di un fagiolo! Man mano che cresceva si trasformava: sono comparsi a poco a poco gli occhietti, il naso, la boccuccia, poi le manine, le gambine, i piedini ed alla fine questo fagiolino si è trasformato in un vero e proprio bimbo!"
"E come faceva a crescere se non mangiava la pastasciutta come noi?"
" Cresceva perchè mangiava in uno strano modo! Guardate il vostro ombelico......Bene, lì dove ora c'è l'ombelico c'era una corda che teneva unito il bimbo a me e attraverso quella corda passava il nutrimento che permetteva la crescita!"
"E cosa bevevamo? Come facevamo a fare la cacca e la pipì? Come facevamo a respirare lì dentro?"
"Pappa e bere arrivavano sempre dal cordone mentre per quanto riguarda il respiro potete considerarvi come se foste dei pesciolini. Cacca e pipì avete iniziato a farla dopo che siete usciti dalla pancia perchè prima di allora tutto ciò che mangiavate vi serviva per crescere!"
Penso poi al modo in cui riuscire a trasmetter loro anche le emozioni di tutto ciò. Mi fermo un secondo, prendo fiato e poi continuo in questo viaggio fantastico che vedo li sta appassionando e intrattenendo!
"Sapete una cosa? Quando eravate lì dentro la vostra ninna nanna erano i battiti del cuore della mamma. Poi avete imparato lì a giocare e a nuotare: giocavate con le vostre manine, i vostri piedini e facevate un sacco di capriole. Eravate racchiusi in un sacco pieno di acqua e vi piaceva un sacco nuotare: è per questo che anche ora vi piace così tanto fare il bagnetto! Vi dico un'altra cosa importante: fin da quando eravate nella mia pancia io vi parlavo un sacco e voi riconoscevate la mia voce! Papà vi accarezzava sempre, tutte le sere: appoggiava le mani calde sul mio pancione a forma di anguria e voi non appena sentivate il suo calore iniziavate a dare dei piccoli calcetti per farvi sentire e per salutare anche lui! Questo sì che è AMORE!"
Loro continuano a guardarmi sempre più emozionati e con quegli occhietti vispi ed il loro sorriso accattivante mi dicono: "Mamma, allora sentivamo anche la musica? E' per questo che ora cantiamo sempre insieme a te tante canzoni? le abbiamo imparate quando eravamo nella pancia?"
"E' proprio così: ascoltavamo insieme un sacco di musica e a voi piaceva molto.....e siccome avete una grande memoria ora ve le ricordate tutte!"
Mi abbracciano forte, mi stringono e poi, forse non ancora completamente soddisfatti, chiedono: "Ma non ci hai ancora detto come abbiamo fatto a finire lì dentro e come abbiamo fatto ad uscire da lì!"
Sono quasi sfinita ma felice e, ricambiando l'abbraccio, aggiungo: "Lì dentro siete entrati per amore...la forza dell'amore può fare tutto!!! E ne siete usciti grazie ad un taglietto (che gli mostro!) che i dottori hanno fatto: vi hanno tirati fuori come dei ranocchietti e non appena avete visto la luce vi siete fatti sentire con un bel pianto! Il nostro amore è nato lì....quando ancora eravate nella mia pancia! E non finirà mai!"

23 marzo 2014

Quando nasce un amore


Sono volati questi 8 anni insieme e mi sembra ieri che son corsa a vederti, da quel vetro, dopo 3 giorni di forzata lontananza. Eravamo state insieme, inseparabili e dolcissime per ben 34 settimane, poi all'improvviso, qualcuno bussa forte, taglia e strappa via.....si, io l'ho vissuta così: come uno strappo. Mi ricordo bene la sensazione di quando ti hanno tirata fuori dalla mia pancia, come se ti avessero presa, rubata con la forza, prematuramente....non era ancora l'ora giusta per noi amore. Io rimasi senza fiato per un attimo eterno, tu idem: nessun pianto, nessun grido. Tremavamo entrambe: per il freddo, lo spavento, la paura. Piccolissime, nelle grandi mani dell'universo che batte. Non c'è stato il classico incontro che ogni mamma sogna per mesi, non c'è stato il tempo di scoprirci, sentirci, respirarci: sei subito corsa via in ambulanza e ad attenderti non c'era il calore della tua mamma, c'era una sterile incubatrice, c'erano voci sconosciute di medici, c'erano aghi fastidiosi che disturbano e c'erano le mani calde e rassicuranti di Lui, il tuo adorato papà. Che ti ha saputa stringere, accudire, sfamare, tranquillizzare....quando io non c'ero.
Il mio peggiore incubo era diventato una dura realtà: la nascita prematura di uno scricciolino di soli 1 chilo e 970 grammi di dolcezza ed il fatto che io non potevo esserti accanto perchè ero in un altro ospedale. Sono stati i 3 giorni più devastanti della mia vita: SENZA DI TE e SENZA POTERTI RAGGIUNGERE. Sai quante volte mi son chiesta se pensavi che io ti avessi abbandonata?! Sai quante volte mi sono rimproverata per aver permesso che tutto ciò accadesse?! Non avrei mai voluto che fosse così.
Poi finalmente, ancora dolorante e ingobbita dal taglio la cui cicatrice ben visibile ancora oggi segna la ferita, mi lasciano andare ed arrivo lì, davanti a quel vetro....ti avrei riconosciuta tra mille amore mio.
Mi bardano ben bene, grembiule, calzari e mascherina e mi fanno disinfettare le mani. penso che così non mi riconoscerai, non potrai riconoscere nemmeno il mio odore perchè sostituito da quello acre e fastidioso del disinfettante. Mi resta solo la voce, mi restano solo le parole e le lacrime....calde. Mi dico che forse un giorno riuscirò a spiegarti il perchè non c'ero e forse lo capirai, forse mi potrai perdonare. O forse nemmeno tu dimenticherai mai questo distacco veloce e forzato!
Non so se anche per te sia stata la stessa cosa ma per me l'amore è nato ancor prima che nascessi tu; è come se ti avessi fatta nascere due volte, dentro di me, quando ti sei insediata nel mio utero e ne hai fatto la tua casa sicura e serena e quando ho potuto finalmente toccare la tua manina, lì tra gli oblò dell'incubatrice ed i fili che avevi addosso, finalmente c'ero anche io e quando le nostre mani si sono potute unire.....io ho capito che c'eri, che c'eravamo l'una per l'altra....e che sarebbe stato davvero per sempre!

21 marzo 2014

Se puoi sognarlo...puoi farlo!


E' proprio così tesoro mio: "SE PUOI SOGNARLO....PUOI FARLO!"
Cerco di ripeterglielo in maniera convincente e determinata ogni volta che la vedo sconsolata piangere o innervosirsi perchè qualcosa non le riesce come lei vorrebbe, quando vorrebbe gettare la spugna ed io la esorto nel continuare a lottare, quando mi guarda con sguardo sognante e mi dice che vorrebbe fare la stilista. Voglio, insistentemente voglio, che lei capisca  che è un suo diritto sognare e che tutto ciò che dal sogno deriva si può trasformare in un obiettivo e, alla fine, in una meravigliosa realtà!
Pensare sempre e comunque di potercela fare aiuta a costruirsi un tessuto emotivo forte, vuol dire avere una struttura determinata, significa costruirsi un'autostima "alle stelle". E nella vita è una importante carta da potersi giocare!
Bisogna iniziare fin da bambini, quando ancora si è privi di tutte quelle sovrastrutture emotive e psicologiche che fanno parte del mondo degli adulti e che spesso diventano una limitazione. Io credo fermamente in questo modus operandi che è alla base del mio modo di affrontare la vita e che mi ha aiutato a superare momenti bui che purtroppo prima o poi arrivano.
Essere parte di un sogno, sentirsi attori protagonisti e sapere di avere il proprio destino in mano è una condizione necessaria per riuscire ad arrivare pronti e sereni nel mondo "dei grandi" ed è uno dei compiti più importanti che un genitore deve essere in grado di assumersi nel crescere un figlio.
Non è sempre facile crederci, non è così immediato riuscirci, ma è fondamentale provarci.
Affrontare la vita a testa alta. Riuscire a sorridere. Avere il coraggio di provarci.
E' questo che sogno per loro....e se lo posso sognare, lo posso fare!

16 marzo 2014

Una Molto più che mamma e le sue fragilità


.....le mie lacrime sono sempre invisibili: nessuno si accorge che sgorgano ma ci sono.
Nel cuore, in fondo all'anima; sotto la doccia mentre fingo di canticchiare o quando mi prende un improvviso raffreddore, ci sono ma nessuno le vede.
Chissà perchè una Molto più che mamma come me non sembra avere il diritto di star male: è come se il pilastro che tiene in piedi tutto non si possa mai permettere di cadere, come se la responsabilità di essere il punto di riferimento fosse sempre prioritaria rispetto al resto....anche rispetto ai miei sentimenti.
Tra le varie cose in casa mi tocca il compito di fare la parte di quella forte, coerente, che "detta" le regole, la mamma che accudisce e che sistema ma anche quella che punisce e castiga. Non è un compito facile. Non è un ruolo semplice da portare avanti, ma qualcuno dovrà pur fare un po' di "lavoro sporco" altrimenti la nave andrebbe alla deriva. Mio malgrado, tocca a me. E i Puffi Edoardo e Gaia lo sanno bene. Hanno ben chiaro dove sta lo scettro in famiglia e lo dimostrano, nel bene e nel male, quotidianamente: MAMMA, MAMMA, MAMMA, lo diranno mille volte al giorno, sempre e per tutto. Anche quando ad un cm da loro c'è il papà. La mamma è quella che serve, la mamma è quella che "comanda", la mamma è quella che decide, la mamma è quella che rassicura, che stringe i denti, che avvolge e che protegge: mamma per tutto; un punto di riferimento fondamentale nella nostra famiglia. Essenziale per l'equilibrio (instabile) che si è creato: guai se decidessi di non esserci. Loro, i bambini, me lo ripetono fino allo sfinimento: che mi amano, che mi adorano, che non mi vogliono mai perdere e che senza di me non potrebbero resistere. Io ricambio con un abbraccio che tranquillizza ma ho il cuore che trema.
E se un giorno, per cause a me non imputabili, per un disegno divino incomprensibile e assurdo, io dovessi non esserci più?
Questa è la cosa che maggiormente mi terrorizza nella mia vita "post figli": la paura di morire, il terrore di non poterli accompagnare nel cammino della loro crescita. Non ho paura per me, ma per loro: sarebbe un'ingiustizia "volare via" lasciandoli in balia delle burrasche della vita. Sono fermamente convinta che ogni bambino abbia il diritto di avere al suo fianco la mamma e son altrettanto convinta che ogni mamma abbia il dovere di prenderli per mano e di seguire le loro strade fino a che non saranno capaci di camminare da soli. Ma questa è una responsabilità enorme, un peso difficile da portare nel cuore....perchè certe cose non sono controllabili, succedono e basta.
Ecco perchè a volte la mia anima piange. Ecco perchè il mio cuore talvolta resta senza battiti.
E poi....chi non è mamma non può avere idea di cosa significhi dover trasmettere valori, di cosa voglia dire educare un figlio: a volte si investe tutto ed in cambio non  si riceve ciò che ci si aspetta. Tu ti dedichi anima e corpo a Lei e Lei sembra "non rispondere": inscalfibile, egoista, quasi cinica sembra avere il solo obiettivo di essere soddisfatta e accontentata, sempre, in tutto. E non si piega davanti a nulla. A volte mi ha vista stanca, distrutta, arrabbiata, delusa, dispiaciuta, triste, sconsolata ma non ha teso la mano, anzi, ha continuato a chiedere, sempre di più, fino allo sfinimento. Lei con l'obiettivo di riempirsi ed io nel mio sforzo di svuotarmi.
Vi assicuro che la frustrazione è indescrivibile. Ti sembra di aver buttato al vento anni, parole, insegnamenti, ma anche sentimenti veri, abbracci, amore. Lei svuota tutto di ogni significato. Ed io ogni volta muoio un po'.
Poi, grazie al mio carattere testardo e fermo, vado avanti comunque perseguendo, anche se con grande difficoltà, la strada che reputo essere la migliore (per loro si, ma per me?!?) e non mollo.
E sono convinta che le lacrime calde di una mamma siano spesso invisibili ma salate.....davvero! Forse, quando anche lei sarà madre, capirà! Forse....

14 marzo 2014

Un vita in sospeso tra sogni e....realtà!


Cosa farò da grande?
Quando ero bambina me lo sono domandato tante volte e, per molti anni, ho continuato a darmi la stessa identica risposta: "Voglio fare la pediatra!". Il perchè non mi è ancora ben chiaro: forse il tutto deriva anche da un condizionamento di origine familiare, di mio padre e mia madre che per anni mi hanno sempre parlato della mia pediatra come di una donna straordinaria che mi aveva salvato la vita! O forse deriva dal fatto che a me sembrava una signora molto gentile, affettuosa e sorridente, sempre disponibile e pronta a venirci in soccorso quando stavo male. Una specie di angelo in terra!
Poi si cresce e si prende coscienza del fatto che sogni e realtà non sono mai ad un passo l'uno dall'altro: ciò che sono oggi è lontano da ciò che allora avrei voluto diventare ma sono comunque riuscita a trovare una dimensione tutta mia che mi permette di vivere il mio lavoro come un'opportunità, svolgendolo sempre con grande impegno e responsabilità. In questo ritengo di esser stata tanto fortunata quanto equilibrata: è dentro me stessa che trovo le soddisfazioni che cerco e quindi mi sento sempre un po' artefice del mio destino e di ciò che mi circonda. Lavoro compreso.
La domanda "cosa farò da grande" scatena anche nei miei bambini una serie di risposte curiose.
Puffetta Gaia è sempre più convinta che sarà una perfetta artista; in quale campo, ancora non le è chiaro: modellista, stilista, pittrice, fatto sta che davvero cerchiamo di coltivare le sue passioni senza ostacolare la sua vena fantasiosa e la sua straordinaria manualità! Da chi avrà preso non si sa, ma che abbia queste qualità è indiscutibile. Lei si vede così, impegnata tra stoffe e colori ed io la lascio sognare. Almeno non mi parla di veline! :-)
Poi c'è Puffo Edo che insiste sul fatto che da grande vuole fare il cuoco: su sua richiesta gli abbiamo regalato una cucina in miniatura che pare davvero essere il suo regno incantato! Si perde tra pentole e fornelli per ore ed ore e trasmette davvero passione: anche quando siamo noi a metterci davvero ai fornelli per la cena, lui molla tutto e deve assolutamente starci accanto. Vuole vedere, capire, assaggiare, annusare, sperimentare....vuole esserci non solo come spettatore ma come protagonista attivo e creativo! Spesso mi dico che se continuerà così diventerà davvero un grandissimo chef....un lavoro molto faticoso ma anche estremamente soddisfacente e remunerativo! Una buona gavetta e poi potrebbe spiccare il volo!
La domanda che più spesso mi pongo io, da mamma, non è tanto cosa faranno da grandi ma chi diventeranno. La differenza tra fare ed essere è per me fondamentale ed è quella che fa la differenza! Su di loro stiamo investendo tanto, tutto direi: cerchiamo di dare un'impronta forte che possano davvero seguire come esempio per la vita. Ma chissà se davvero capiranno e se davvero condivideranno regole e valori su cui oggi stiamo puntando l'attenzione. Io sono convinta che ciò che un uomo o una donna è sia davvero la fotografia di ciò che ha vissuto e respirato. Ecco perchè, oggi più che mai, in una società che appare confusa e sbandata, ritengo sia essenziale dare ai propri figli che crescono una direzione ed un imprinting preciso e forte. Ecco perchè oggi sono disposta a perdere ore, lacrime e amore per farmi ascoltare e far passare certi concetti. Ecco perchè credo che il mio lavoro di mamma non si esaurisca nell'accudimento perfetto e affettuoso ma che debba anche e soprattutto svolgere un ruolo educativo e di guida. Ciò che oggi seminerò, un domani verrà raccolto senza sconti per nessuno. Ed io posso accettare di sbagliare su di me ma vorrei non farlo con i miei figli!
Fin da bambina, sentivo di avere uno spirito materno spiccato e deciso ed il mio sogno era quello di diventare una brava mamma. In parte mi sento realizzata: non so se sono davvero una buona madre ma so con certezza che dentro questo ruolo metto davvero tutta me stessa, sempre, nel bene e nel male. Ed i miei Puffi non possono non accorgersene.
Tra sogni  e......realtà: sempre un po' in sospeso fin da bambini per tutta la vita, tra chi si è, chi si vorrebbe essere e ci si diventerà! Anche questo è il bello della sfida!


12 marzo 2014

Io. Pre e post figli: come cambia la vita dopo il loro arrivo....

Dopo....
Prima....


Se mi volto indietro e ripenso alla mia vita "pre filiazione" faccio quasi fatica a ritrovarmici.
Resto lì ad osservare, spettatrice a tratti incredula ed a tratti malinconica, una vita di sani eccessi: eccessi di sorrisi e di abbracci, eccessi di divertimento e di riposo, eccessi di amore e di amicizia. All'epoca era "troppo" di tutto e sembrava naturale, semplice, quasi scontato. Mi ci ritrovavo alla perfezione in quel mondo con poche certezze e tante speranze. Ero perfettamente a mio agio sospesa tra sogni e realtà che, talvolta, andavano in direzioni opposte ma che alla fine son sempre riuscita a gestire con serenità.
Mille interessi e soprattutto la forza di arrivare ovunque: lavoro, divertimento, amicizie, amore, famiglia, sport...pronta alla trasformazione rapida e repentina, poliedrica e felice.
Mi ricordo la spensieratezza, la leggerezza dei pensieri e la profondità dei respiri. Mi sembra di rivedermi, alla ricerca della mia dimensione interiore, di equilibrio e stabilità. E mi sembra di respirare quell'aria da donna che con passo deciso voleva conquistare il suo spazio e allo stesso tempo tendeva la mano per avere una stretta rassicurante. Mi sono sempre destreggiata alla perfezione ma ho sempre voluto mantenere un contatto con il magico mondo delle favole: i bambini sono sempre stata una passione, una vocazione, un must per me e mi sono sempre circondata delle loro risate, della loro allegria, della loro purezza....era come mantenere un piede nella mia infanzia. E mi faceva sentire bene.
Ho sempre pensato di essere nata per fare la mamma e questo desiderio di maternità mi ha seguita nei vari passaggi della mia vita; è stato un pensiero mai messo in discussione nemmeno per un minuto. Un obiettivo, un desiderio, un sogno, una speranza che volevo a tutti i costi trasformare in una certezza.
Poi....ho trovato il padre che avrei voluto vedere accanto ai miei figli e mi sono fermata: l'ho amato con passione e quando l'ho sentito davvero parte di me ho capito che era arrivato il momento giusto per dare una svolta. I figli: sono una priorità, l'inizio di una nuovo percorso e non il raggiungimento di un obiettivo. Li ho sempre considerati in questo modo. La linea netta del test di gravidanza sarebbe diventata la stessa linea netta che avrebbe separato il prima dal dopo e così è stato.
Il primo ad accorgersene è stato il mio fisico: quasi statuario prima, un po' per fortuna ed un po' per dedizione, ha iniziato la trasformazione per accogliere al meglio il seme di una nuova vita. Le rotondità hanno preso il sopravvento, le forme si sono ammorbidite, le curve sono diventate più dolci, meno spigolose. Si fa fatica ad abituarsi soprattutto quando si è soliti vedersi in un certo modo, ma poi capisci che è solo un involucro sacro per un essere nuovo e straordinario e inizi a guardarti con occhi diversi. Ci si abitua, un po' alla volta, alla trasformazione che porta dopo 9 mesi ad un'esplosione di vita.
Prima un fagiolino che cresce, poi scopri che sarà una piccola donna e allora inizi ad immaginarla: in sogno la vedi e la puoi addirittura stringere come fosse vero. Ad occhi aperti invece cerchi di disegnare i suoi tratti immaginando le somiglianze possibili. Poi inizi a sentirla muovere, un'emozione indescrivibile, fortissima e meravigliosa. Le parli, sai che c'è e che ti sente. Ogni respiro ed ogni battito del tuo cuore è una coccola per lei. Ti senti già mamma e forse davvero lo sei già.
Poi arriva il momento della nascita: desiderato e temuto. E la vita cambia. Assolutamente ed indiscutibilmente. Indietro non si torna. E' una gioia di cui non ti capaciti, un amore che non puoi descrivere, un'emozione che ti lascia senza fiato. Qualcosa di straordinariamente meraviglioso. E ti rendi conto che nulla sarà mai così forte, nulla sarà mai così grande, nulla sarà mai come lei....
Essere mamma è un dono, un privilegio grandissimo, una fortuna impagabile.
Ma è anche una grande responsabilità. Cambia tutto: nella tua testa e intorno a te, il mondo sembra che inizi a girare in un altro modo. Cambiano le priorità, cambiano i ritmi di veglia e sonno, cambia il modo di vedere la vita, cambia il modo di rapportarsi agli altri, cambia il fisico, cambia il rapporto di coppia....e tutto avviene in maniera assolutamente naturale. Un figlio ti assorbe, ti fagocita, ti rapisce e tu lo lasci fare: ti impegna ma è piacevole.
Non nego che ci sono momenti in cui senti la stanchezza, o ti viene un po' di sconforto addosso, o a volte subentra anche un po' di frustrazione, ma nulla è tanto forte quanto l'amore che si prova per loro.
Talvolta mi sento travolta dalla loro energia; altre mi lascio influenzare dalla loro curiosità; altre ancora mi faccio guidare dal loro sesto senso ed ogni volta scopro che sono in grado di regalarmi nuove emozioni.
E so che nonostante io dia tutta me stessa, da loro forse ricevo di più.
E' inspiegabile. E' tutto un mondo strepitosamente febbricitante e caldo.
Insomma, ritrovarmi da ballerina di discoteche a ballerina di baby dance è stato un passo breve e divertentissimo. E chi l'avrebbe mai detto che sarei stata davvero così felice ed appagata...!


10 marzo 2014

Uno per tutti, tutti per uno!


E' il nostro motto: "Uno per tutti, tutti per uno!"
Lo abbiamo adottato da quando è arrivato anche Puffo Edo in famiglia: lei è apparsa da subito gelosa, disturbata da questa presenza, infastidita dal terzo incomodo quindi dovevamo a tutti i costi trovare il modo di farle capire che INSIEME VALIAMO DI PIU'!
A tratti sembra averla digerita e a tratti sembra voler schiacciare il tasto Rewind e tornare a quando lei era la regina sola ed indiscussa del regno. Vero è che il motto lo hanno metabolizzato, tanto che spesso se lo ricordano e se lo ripetono a vicenda, incitandosi alla collaborazione e alla coalizione.
Quando Puffetta Gaia ha creato questi tatuaggi sulle nostre mani è stato chiaro fin da subito che fosse un modo per marchiare l'unione: "Mamma, ho trovato il nostro simbolo: i gatti perchè sono i nostri animali preferiti e il cuore perchè rappresenta l'amore! Ora siamo ancora più uniti!".
Il senso di famiglia non può prescindere dal concetto di unione: NOI, che siamo tutti e quattro personalità uniche e diverse, che quando siamo insieme abbiamo una forza maggiore; NOI che si ha bisogno dei nostri spazi ma che non si riesce nemmeno a star soli sotto la doccia; NOI che da soli ci facciamo strada nel mondo, insieme annientiamo qualsiasi difficoltà; NOI che con forza inaudita cerchiamo i nostri spazi ma reclamiamo anche quando avvertiamo una certa distanza tra l'uno e l'altro.
La via di mezzo non è facile da trovare ma basta che si crei una sorta di equilibrio interiore ma condiviso per riuscire a stare bene così: UNO PER TUTTI E TUTTI PER UNO! Noi, nella nostra unicità ma che insieme sprigioniamo un'energia specialissima che ci tiene uniti anche quando siamo lontani.
Questa è e dev'essere una certezza per tutti e quattro: la certezza di poter contare sul reciproco aiuto e sulla reciproca spinta dev'essere il motore per camminare da soli ma senza sentirci mai tali.
Loro, i Puffi, lo sanno che non esiste distanza che ci possa davvero separare e questo li rassicura, li rasserena, li rende più consapevoli di poter attraversare il mondo senza timori e senza ansie.
E' importante anche per la loro autostima: ciascuno di noi ce la può fare da solo ma avendo la certezza di poter allungare una mano e trovarne altre 6 a supporto.....così è tutto più facile e fa meno paura!

5 marzo 2014

Fratelli unici


Belli come il sole. Simili sotto alcuni aspetti, ma davvero diversissimi sotto altri.
UNICI direi che è il termine giusto.
E anche loro lo sanno bene, anche loro lo vedono e questa diversità, al momento, ancora non la riescono ad apprezzare e la usano come "arma di battaglia" quando devono smascherarsi a vicenda nelle loro marachelle!

Puffo Edo, qualche giorno fa, ha avuto un'uscita abbastanza singolare: "Mamma", mi dice pensieroso, "ma io e Puffetta Gaia siamo fratelli unici? Io voglio essere un fratello unico! Posso?"
Di solito è lei (Puffetta Gaia) che ci prova e che rinnega il fatto di averlo come fratello, dichiarandosi addirittura sfortunata per dover condividere con lui spazi e affetti. Questa volta è stato lui a farsi sentire, a far sentire il suo pensiero, ponendolo in modo chiaro e deciso!
Io me la sono cavata bene nella risposta e credo anche di averlo convinto: "Amore, tu sei sia un Fratello, perchè sei il fratello di Gaia e sei anche Unico perchè sei molto diverso da lei e da chiunque altro...ciascuno di noi è unico e questa è una cosa bellissima!".
Sorride, mi abbraccia e mi dice: "Mamma, anche tu sei UNICA! e sei la mia mamma preferita!"
Che dire...ancora una volta semplicità e schiettezza pagano!

Poi, ho ripreso la sua definizione "fratelli unici" e ci ho riflettuto: l'ho vivisezionata, ricostruita, ripensata, analizzata. Volevo capire meglio, saperne di più. Ed ho capito che è tutto soggettivo.
Io un fratello non l'ho mai avuto ed essere stata una figlia unica non è mai stato un peso per me. Non lo è mai stato finchè non sono cresciuta. Da bambini figli unici si ricevono in maniera esclusiva coccole, attenzioni, amore. Da grandi si è caricati di responsabilità e di aspettative che i genitori ti vomitano addosso e che tu, in quanto UNICA, ti senti in dovere di rispettare e di soddisfare. Una faticaccia che, talvolta, diventa anche una sorta di crudele prova quotidiana: il motto è sempre dimostrare, dimostrare e ancora dimostrare! E così non mi piace, la trovo una cosa poco corretta, a volte anche diseducativa, soprattutto è un elemento di disturbo per quella che io ritengo essere l'indispensabile crescita dell'autostima personale. E' come una corsa nella quale non si raggiunge mai l'obiettivo ed in cui la frustrazione è sempre lì, dietro l'angolo che ti aspetta in agguato!
Ecco quindi il motivo della mia scelta di avere due figli....che siano UNICI ma che siano anche FRATELLI.
Con loro è tutto più equilibrato: l'amore si moltiplica non si divide ed il resto è una giusta via di mezzo, senza carichi eccessivi per nessuno. Credo fermamente nella mia scelta e che sia la più educativa e sana....per loro, Puffi UNICI meravigliosi, e per noi genitori più equilibrati e con meno ansie possibili!



4 marzo 2014

Profumo di bimbo: la chimica non inganna!


Dicono che sia una questione di chimica, un processo che si scatena quando un particolare odore ci cattura e riporta alla mente ricordi speciali. E' quello che mi succede ogni volta che lo stringo tra le mie braccia.
Il suo "profumo di bimbo" è inconfondibile, è il SUO, lo riconoscerei tra mille.
E' inebriante. Se chiudo gli occhi per un attimo sento un senso di leggera ubriacatura che mi pervade ed inizio a sognare. Siamo noi: io e lui, stretti in un abbraccio infinito e misterioso, quell'abbraccio che crea una sorta di commistione magica che può nascere solo ed esclusivamente tra madre e figlio.
Nasce ancor prima che venga al mondo: lì, dentro un corpo che cambia e che si prepara ad accogliere una nuova meravigliosa vita. E poi dura, dura per sempre.
Il calore che si sprigiona è forza, certezza, purezza, univocità!
E non so chi si senta meglio, se io oppure lui! So solo che quando tutto questo succede, le mie endorfine si scatenano in una danza subliminale e mi sento incredibilmente bene.
In pace con me stessa e con il mondo.
Una vera medicina. Un attimo di eternità. Un momento di delirante e pazzo AMORE.
Poi, d'un tratto, apre gli occhi e mi guarda: la sua aria interrogativa in un attimo viene sostituita da uno sguardo che sorride. Ora mi stringe più forte, forse mi ama un po' di più e mi dice: "Mamma, sognavo di te!".
Nulla di più appagante! La chimica non inganna!

27 febbraio 2014

Un po' più donna ed un po' meno mamma...per un giorno!


Sarebbe auspicabile farlo, almeno un giorno al mese: un po' più DONNA ed un po' meno MAMMA!
Detta così sembra una bestemmia ma in realtà sarebbe una straordinaria rivoluzione per me!
Un desiderio di questo "povero" compagno di vita che ormai ha anche smesso di sentirsi "solo e "sconsolato" e se ne è fatto una ragione; un miraggio per me, che ho sempre la speranza di riuscire a ritagliarmi una giornata di sole coccole personali ma che, invece ogni volta....."sarà per la prossima volta!"; una festa per i due Puffi che, secondo me, mi vedrebbero rinascere "fuori e dentro" e la smetterebbero di considerarmi una mamma "un po' vecchia ma....sempre piccolina!".
Sembrerebbe il segreto salvavita: un po' di sano relax ed una bella dose di restauro e anche l'animo più stanco e sconsolato, come a volte è il mio, si sentirebbe rinascere e rinvigorire.
Il segreto salvacoppia: ma ti immagini Any se gli dovessi annunciare la rivoluzione di una giornata al mese tutta per noi??? Forse dovrei fargli fare un'assicurazione sulla vita perchè, davanti ad una proposta del genere, gli verrebbe di sicuro un colpo secco (....proprio ora che volevo "recuperarlo???).
La ricetta del sorriso garantito per e con i Puffi: Puffetta Gaia ricomincerebbe ad avere la mamma distesa e sorridente che ha sempre rimpianto e Puffo Edo si godrebbe coccole, giochi e risate di una "mamma piccolina tutta nuova"!
Io non so ancora come fare, ma so con certezza che ci voglio provare: forse non sarà una intera giornata, forse inizieranno ad essere poche ore, ma sicuramente sono disposta a fare questo "sforzo" per il benessere di tutta la banda.....iniziamo la rivoluzione da ora?